POWER COUPLE

Elisabetta II e Filippo: 70 anni di matrimonio di una coppia di ferro

Hanno superato crisi, ostacoli e (soprattutto) le gaffes di lui: auguri alla nostra power couple preferita!

Stefano Consiglio

Non le bastava superare i 63 anni e 216 giorni di regno della regina Vittoria: Elisabetta II ora ha un altro traguardo da celebrare, le Nozze di Ferro con il suo consorte, Filippo il Duca di Edimburgo. Per chi non fosse pratico di quella sottile arte che è la nomenclatura incrociata di matrimoni e materie varie (nozze di lino, nozze di porcellana, etc.), stiamo parlando di ben 70 primavere. Di sicuro i reali d’Inghilterra non sono i primi coniugi al mondo a festeggiare questo anniversario: è probabile infatti che in qualche sperduto villaggio dell’entroterra sardo qualche coppia abbia già superato il secolo di matrimonio. Ma senza nulla togliere a tutti i centenari del globo che ancora hanno la fortuna di amarsi (e sopportarsi) ogni giorno, è doveroso riconoscere a Elisabetta e Filippo il merito di avere portato avanti il loro matrimonio attraverso tanti ostacoli e sotto gli occhi del mondo intero, dimostrando di essere una vera e propria “coppia di ferro” molto prima di questa ricorrenza.

Royal Wedding a chi?
Noi spettatori del Terzo Millennio con un morboso interesse per le vite delle celebrities abbiamo ancora impressa nella memoria la diretta in mondovisione web del matrimonio tra William e Kate: ci siamo lasciati affascinare da quell’istituzione solenne e a volte anacronistica che risponde al nome di “monarchia” nel suo momento di splendore più sfacciato, quello delle nozze, oltretutto di due rampolli nel fiore degli anni. E 30 anni prima, sempre restando in casa Windsor, il mondo ha ammirato con meraviglia lo sposalizio di Carlo e Diana, ignaro di come il suo matrimonio fosse destinato a concludersi. Ebbene, scordiamoci tutto il glamour e l’allegria di queste due cerimonie, perché Elisabetta e Filippo si sono sposati in un clima molto differente il 20 novembre del 1947, mentre l’Inghilterra era ancora impegnata nella faticosa ricostruzione post-bellica. Sebbene il Paese avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale, l’economia era in ginocchio: i buoni di razionamento erano ancora in vigore per limitare gli acquisti di beni di prima necessità e pure la seta dell’abito nuziale di Elisabetta fu acquistata così. 

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Ai matrimoni regali dei giorni nostri siamo abituati a vedere sfilare le teste coronate d’Europa tra sorrisi, tiare scintillanti per le signore e uniformi militari appesantite da chili di medaglie e gagliardetti per i signori, affiancati da schiere di stupendi bambini per la maggior parte biondi (sarà che questi reali sono tutti parenti alla lontana). I reali presenti al matrimonio di Elisabetta e Filippo erano stati in gran parte esiliati dai loro paesi (come tutta la famiglia di Filippo, cacciata dalla Grecia) e alcuni di loro non erano nemmeno stati invitati. Se da un lato i giovani futuri sovrani rappresentavano una speranza per il futuro, dall’altro hanno iniziato la loro unione con un’enorme responsabilità: quella di traghettare simbolicamente la monarchia inglese attraverso le torbide acque della ricostruzione. E, soprattutto, sotto una pesante cappa di insicurezza: il fascismo da cui l’Inghilterra si era salvata era davvero finito? Il paese e l’Europa erano davvero destinati a un futuro di rinascita e sviluppo?  Le difficoltà per i due novelli sposi erano appena iniziate.

Affari di famiglia
Che i reali d’Europa siano tutti parenti lo abbiamo già detto, e infatti Elisabetta e Filippo sono cugini di terzo grado. A complicare però la situazione il giorno delle nozze non è stato certo il loro (lontano) legame di sangue, bensì lo spettro del nazismo. Le sorelle di Filippo, tutte sposate con notabili tedeschi prima della guerra, non erano state invitate per i loro presunti legami con il Reich. E se ciò impedì a Filippo di avere la sua famiglia al completo per la cerimonia, fu un’esplosiva miscela di sospetti legami col nazismo, questioni dinastiche e care vecchie antipatie tra parenti a escludere dalla cerimonia lo zio preferito di Elisabetta, Edoardo VIII, già re. Il monarca che aveva rinunciato al regno nel 1936 per sposare la socialite Wallis Simpson era malvisto in famiglia per diversi motivi: in primis aveva abdicato per sposare una borghese, americana, pluridivorziata e addirittura sospettata di essere stata una spia al servizio di Hitler. 

Con buona pace del principe, la dinastia mantenne il cognome di Elisabetta: Windsor – Filippo non la prese molto bene

In secondo luogo, a corte molti erano convinti che il veloce crollo della salute di re Giorgio VI (padre di Elisabetta) fosse causato dal fatto di essersi trovato a dover regnare perché suo fratello Edoardo VIII aveva preferito la bella vita ai doveri della corona. Insomma, davvero un roseo quadretto di armonia famigliare, per il giorno delle nozze. E quando il re morì nel 1952, lasciando la corona a Elisabetta, si aprì un’altra questione spinosa: il cognome da dare agli eredi e futuri sovrani. Sì, perché il cognome molto tedesco di Filippo era già stato reso più inglese passando da Battenberg a Mountbatten, ma continuava a suonare un po’ troppo teutonico per un regno che aveva strenuamente lottato per difendere il suo suolo dall’esercito di Germania. Quindi, con buona pace di Filippo – che divenne l’unico uomo d’Inghilterra a non poter dare il proprio cognome ai suoi figli – la dinastia mantenne quello di Elisabetta: Windsor. Filippo non la prese molto bene, anzi sbottò con la moglie definendosi pari a «un’ameba», perché costretto a sottostare al volere di stato. Il Duca di Edimburgo, d’altronde non è mai stato incline a mordersi la lingua.

Ogni principe è bello a mamma sua
Nelle complicatissime vicende famigliari dei Windsor, Elisabetta e Filippo continuano a essere due inossidabili baluardi di stabilità e sicurezza, nonostante i loro figli abbiano fatto di tutto per complicare la loro vita. Pensiamo per un attimo a un’Inghilterra senza Famiglia Reale: non esisterebbero i tabloid! Nel corso degli anni, la stampa scandalistica si è letteralmente cibata delle vicende sentimentali dei reali, a cominciare da Carlo. Le intercettazioni telefoniche pubblicate nei primi anni Novanta dai settimanali di Rupert Murdoch in cui Carlo diceva a Camilla Parker Bowles di voler essere «il suo tampax», così come quelle che documentavano le relazioni extraconiugali di Diana, non hanno solo imbarazzato i Reali, ma hanno quasi messo a rischio la sopravvivenza della monarchia stessa: molti sudditi hanno infatti pensato che Carlo non fosse adatto a diventare re. 

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E mentre tre figli su quattro divorziavano (ancora prima di Carlo, suo fratello Andrea si era separato da Sarah Ferguson, poi fu la volta di Anna), Elisabetta e Filippo hanno resistito alle paparazzate, agli scandali dei figli e dei loro amanti spiattellati con dettagli scabrosi sulle riviste scandalistiche, nonché alle interviste concesse da Diana e Sarah quando l’etichetta reale avrebbe imposto il massimo riserbo sulle questioni personali e coniugali. Nell’apparente distacco solenne con cui i reali sembrano avere affrontato i rapporti con le nuore ed ex nuore, molti hanno visto una freddezza quasi arida. In realtà il contrasto tra le faccende private dei figli e l’irreprensibile severità dei sovrani ha messo in scena un conflitto profondo tra la monarchia come missione al servizio dello stato e una società moderna che faceva di tutto per far cadere gli idoli ed esporre il loro lato meno aristocratico e più terreno. 

Fine di un mito
Il drammatico epilogo della vita di Lady Diana ha segnato un momento terribile nella storia dell’Inghilterra e della monarchia. La morte della “principessa del popolo”, tanto adorata dalla gente per le sue opere di beneficenza e così poco sopportata a corte per averne rivelato i segreti nelle sue autobiografie, ha incredibilmente finito per mostrare al mondo l’altra faccia della famiglia reale: quella umana. Ci sono voluti dei giorni perché accadesse, ma nel momento in cui Elisabetta si lasciò convincere da Carlo a concedere a Diana dei funerali quasi di stato e soprattutto quando scese con Filippo e la Regina Madre tra la gente in lacrime per strada, a dimostrare la sua presenza in quel dolore comune, il popolo sembrò avere ritrovato un contatto con la Corona.

La morte della “principessa del popolo” ha finito per mostrare al mondo l’altra faccia della famiglia reale: quella umana

Sono passati vent’anni da quel triste giorno di agosto: il mito di Diana è ancora vivo, ma sembra sgretolarsi sotto l’azione del tempo di giorno in giorno; la Corona, dall’altra parte, sembra non essere mai stata così in forma. Persino Camilla Parker Bowles, la “nemesi” di Diana (in più occasioni chiamata dalla stampa con lo stesso gentile soprannome usato per lei da Lady Di ovvero «bulldog») ha potuto finalmente sposare Carlo nel 2005 e, anche grazie al suo fervido impegno in attività di beneficienza, si è guadagnata il rispetto e l’affetto del pubblico.

In principe era il verbo
Come già detto, il Duca di Edimburgo è solo consorte di Elisabetta e per questo non ha alcun ruolo politico; durante le solenni cerimonie di corte è sempre stato addirittura seduto più in basso rispetto alla Regina. Ma negli ultimi 70 anni ha saputo guadagnarsi il centro dell’attenzione in diverse occasioni, inanellando una lunga serie di gaffes soprattutto durante le visite di stato all’estero. Nel 1965, in occasione di un’esibizione di arte primitiva etiope, ha dichiarato che le opere gli ricordavano i disegni che portava a casa sua figlia dalle lezioni di disegno. Nel 1982 in Kenya, ricevendo una statuetta da una donna locale, la ringraziò salvo poi domandarle «Tu sei una donna, vero?». Al Presidente della Nigeria, vestito in abito tradizionale, chiese se fosse o meno «Pronto per andare a letto». Filippo ha espresso le sue opinioni anche su questioni interne: nel 1981, in piena recessione dell’economia inglese, si lagnò del fatto che «Dicevano che volevano più tempo libero, adesso si lamentano perché sono disoccupati». Durante una visita a un ospedale di Luton nel 2013, si rivolse a un’infermiera filippina sottolineando che «Le Filippine devono essere vuote, visto che voi siete tutti qui a lavorare per il servizio sanitario nazionale.» 

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E non ha risparmiato nemmeno la sua famiglia: sul rapimento fallito di sua figlia Anna, disse che la principessa avrebbe reso impossibile al rapitore tenerla prigioniera (forse per il suo carattere?). E sulla sua smodata passione per l’equitazione spese parole molto garbate: «Se non scoreggia e non mangia fieno, allora non interessa ad Anna». L’elenco potrebbe continuare pressoché all’infinito: 70 anni sono tanti. Nonostante le sue uscite infelici, spesso condite da note di razzismo, misoginia e intolleranze varie, Filippo è stato più volte lodato da Elisabetta, che lo ha definito «la sua roccia». Pur non avendo alcun ruolo a livello politico, il marito della Regina le è sempre stato accanto, supportandola e consigliandola, riuscendo anche ad attuare delle piccole rivoluzioni nella vita di corte. Fervente sostenitore di un’idea di monarchia più vicina alla realtà e alla gente comune, Filippo riuscì tra le altre cose a far abolire il ballo delle debuttanti che si teneva ogni anno a corte, e convinse Elisabetta a far trasmettere i suoi discorsi annuali in tv e non più solo alla radio, non appena la tecnologia lo permise. 

Monarchy in the UK
Il futuro della Corona inglese non è per nulla incerto: sarà semplicemente diverso dal presente, perché sul trono saliranno altre figure. Ma non vogliamo certo trasformare questo articolo in un epitaffio, visto che a oggi sia Elisabetta che Filippo godono di ottima salute. Piuttosto, vogliamo celebrare questi “nonagenari di ferro” per quello che la loro storia insieme può significare per noi oggi e, soprattutto, domani. Pur attraverso i cambiamenti della storia mondiale, le crisi diplomatiche, i problemi di famiglia, le evidenti differenze di carattere, gli scandali e persino le tragedie, “unione” è la parola che più di ogni altra può raccontare questa storia. Elisabetta e Filippo sono riusciti a restare uniti attraverso le difficoltà, hanno saputo conciliare la tradizione del loro ruolo con il cambiamento imposto dal trascorrere del tempo e dai mutamenti della società. In tempi piuttosto incerti come i nostri, tra insicurezza economica, instabilità politica, conflitti e terrori globali, secessioni, populismi e paura di ciò che non si conosce, “unione” è una parola sulla quale forse ci converrebbe riflettere. 
Nel caso di Elisabetta e Filippo, ha certamente significato anche “forza”. 

Credit immagine di copertina: Getty Images

Stefano Consiglio

Vietargli la lettura di Eva3000 gli segnò l’infanzia.