IN CAMPO CON

Valentina Diouf e la sua vita a più di due metri d'altezza

Dal soprannome "Fiocco di neve" alla passione per la pallavolo, Prison Break, i Foo Fighters e... i gatti!

Claudia Ricifari

C’è qualcosa di magico in Valentina Diouf. E non è il suo aspetto o la sua imponenza. È qualcosa che viene dal profondo, una sorta di aura che solo chi è in pace con se stessa riesce a emanare. La incontriamo al Palayamamay di Busto Arsizio, la sua seconda casa, il luogo in cui si allena tutti i giorni. Cammina leggiadra tra i corridoi del palazzetto e subito comprendi perché il suo soprannome sia “Fiocco di neve”: «Me l’hanno dato il primo anno in serie A perché dicevano che quando mi buttavo sembravo un fiocco di neve che si adagiava al suolo, per la lentezza», spiega.

All’epoca Valentina aveva 18 anni, anche se giocava già da quando ne aveva 6. «Come tante bambine, ho iniziato perché mi ero appassionata guardando Mila e Shiro. Ero alta e ho deciso di provare», ricorda. A quell’età la bambina superava già la maestra e tutti i suoi compagni di classe, con un corpo che sembrava non voler smettere di crescere. E mentre nella pallavolo poteva essere utile, nella vita privata provocava più di qualche disagio, come lei stessa ha raccontato nella sua biografia Quando sarai grande, del 2015: «Ero Gulliver imprigionato dai Lillipuziani».

Ben presto, però, quei suoi due-metri-e-zero-due si riveleranno utili per far sì che la sua passione diventi la sua carriera. «Ho deciso subito che sarebbe stato lo sport della mia vita. A 14 anni vivevo già fuori casa perché per crescere e giocare ad alto livello dovevo spostarmi».

Inizia così la sua vita col borsone sempre in spalla e il trolley a portata di mano. Da Settimo Milanese, dove viveva con la mamma, si trasferisce a Roma per giocare con il Club Italia in A2. Poi, nel 2011, il debutto in serie A, a Bergamo. «È stata una sensazione strana, l’entusiasmo più incredibile. Non ho mai sofferto la tensione, ma avevo la tremarella di quando non vedi l’ora di giocare, di attaccare la palla. È una sensazione che dà dipendenza», dice. Due anni dopo la prima maglia nella nazionale maggiore (con le juniores si era già portata a casa un europeo Under 18 e un mondiale Under 20). «Con la nazionale è diverso, c’è l’inno e già quella è un’emozione speciale. Lì senti che stai rappresentando una nazione, una cosa mica da ridere», scherza.

La vita di una pallavolista, specie a vent’anni, non è però così facile come sembra. E non solo per gli allenamenti due volte al giorno: «Devi fare tanti sacrifici. Sei sempre lontano da casa. Ogni anno o quasi cambi squadra, cambi città e quindi giro di amicizie. È vero che poi ne hai tanti un po’ ovunque, ma è difficile costruire rapporti solidi, è difficile sempre lasciare e ricominciare da zero».
Per fortuna Valentina ha altre passioni con cui ingannare il tempo quando non esce con le compagne di squadra: «Sono piuttosto nerd, amo cinema e serie tv, ma non Il Trono di Spade, sono più per il genere di Prison Break. E poi ascolto tantissima musica, a seconda dell’umore vado da Bob Marley ai Foo Fighters. Ah, sono anche una gattara, ne ho due per ora», ci racconta illustrandoci la sua giornata tipo: «Mi sveglio e metto a posto i danni che fanno i gatti. Vado a fare pesi. Torno a casa, pranzo. Poi di nuovo allenamento e la sera aperitivo con le compagne o qualcosa mi invento, magari un cinema». 

Valentina è il simbolo di un’Italia che si rinnova, un’Italia multiculturale, diversa rispetto a quella sempre più chiusa che leggiamo sui giornali. Lei, nata da madre italiana e padre senegalese, è stata la prima mulatta a essere convocata in nazionale e ne è orgogliosa. «Mi sento un po’ quella che ha aperto le porte. Non ho mai sentito la pressione, ma finalmente siamo diventati multirazziali, come è sempre stato in altri paesi», spiega.

In fondo, per tutta la vita Diouf è sempre stata abituata a essere quella diversa, un po’ per la sua carnagione, un po’ per la sua altezza. Ma da questo ne è derivata solo una grande forza interiore, una grinta che ora è in grado di trasmettere alle più giovani, nonostante lei stessa abbia solo 24 anni. «Io consiglio sempre di non mollare mai, di fronte a qualunque avversità. Ci sarà sempre qualcuno a cui darete fastidio, ci sarà sempre qualcuno che cercherà di mettervi i bastoni fra le ruote, così come ci saranno piccoli infortuni o magari anche grossi, ma sono ostacoli che si possono superare e ogni volta che si superano si esce più forti di prima e con più determinazione. E in campo poi si dimostra tutta».

Il momento di entrare in campo, ora è arrivato. Valentina, che alla nostra intervista è arrivata con vestitino rosa a righe e stivali, va a cambiarsi. Un massaggio veloce, per scaldare i muscoli, metri di cerotto per proteggere le dita e via, pronta per un’altra giornata di pallavolo. La sua pallavolo.

Claudia Ricifari

Giornalista, media content creator e divano addicted.