IN QUANTO DONNE

Non chiamatelo amore: storia di Federica Mangiapelo, la ragazza uccisa nel Lago di Bracciano

Vi raccontiamo dell’omicidio di Federica, la sedicenne annegata nel lago di Bracciano per mano del suo fidanzato il 31 ottobre 2012

Claudia Ricifari

Una notte autunnale, di quelle in cui il tempo non è clemente, ma si presta a fare da contorno per la festa di Halloween. Così era quella del 31 ottobre 2012 ad Anguillara, comune in provincia di Roma, affacciato sul lago di Bracciano.
Federica Mangiapelo e Marco Di Muro vanno a ballare. Lei ha 16 anni, lui 21. Stanno insieme da quasi un anno. Una coppia come tante, che quella sera vuole divertirsi. Doveva essere un'occasione di spensieratezza, ma si trasforma in una notte da incubo.

Federica non tornerà a casa. Il suo corpo viene ritrovato da un passante la mattina dopo all'alba sulla spiaggia di Vigna di Valle, a pochi chilometri da casa, per metà lambito dall'acqua del lago.
A lasciarla lì, senza vita, dopo l'ennesima litigata, è stato Marco, il suo fidanzato. Questa conclusione, però, non è stata semplice. I genitori di Federica, Luigi e Rosella, così come gli amici più stretti hanno sempre avuto un forte sospetto su chi fosse il colpevole. Eppure sono serviti più di due anni di indagini agli inquirenti per stabilire con certezza che la ragazza fosse stata uccisa e da chi. 

Difficile fin da subito l'inchiesta. Una prima consulenza attribuisce il decesso a cause naturali, una miocardite. Da qui la relativa richiesta di archiviazione. Il gip, però, non è convinto e dispone un supplemento d'indagine chiedendo nuove verifiche sulle cause della morte e affidando una perizia a tre medici, che purtroppo non giungono a un risultato univoco.
Segue un incidente probatorio per l'effettuazione di una perizia collegiale, la quale, dopo ulteriori indagini mediche, ritorna a indicare l’annegamento come causa del decesso di Federica Mangiapelo.
Determinante è stata la prova delle diatomeele alghe presenti nei polmoni e in altri organi della ragazza—che dimostravano come Federica avesse provato a respirare mentre aveva la testa sott'acqua. Dunque a causarne la morte non potesse essere stato un malore.
Così Marco Di Muro viene arrestato per l’omicidio della sua fidanzata.

Secondo l'accusa, il giovane avrebbe ucciso la ragazza al culmine di una lite, probabilmente per motivi di gelosia; l'avrebbe prima strattonata facendola cadere a terra, e poi annegata tenendole la testa sott'acqua.

La gelosia. L’irrazionale e spesso immotivato sentimento che già diverse volte in precedenza aveva causato problemi alla coppia e aveva messo in allarme i genitori.

Perché Federica prima di conoscere Marco era una ragazza piena di vita e di voglia di fare. Era impegnata in lavoretti di vario genere, dalla parrucchiera alla bagnina, ogni tanto aiutava la mamma nel sociale. E aveva tanti amici.
Quando incontra Di Muro, un ragazzo di Formello, paesino di campagna nelle vicinanze, le cose cambiano. Federica inizia a chiudersi e isolarsi, così presa dalla sua relazione. Vive in una bolla quel suo sentimento, allentando i rapporti con tutti. In fondo è quello che è capitato almeno una volta a qualsiasi adolescente al primo amore. A preoccupare però le persone vicine alla ragazza è il comportamento di Marco.
«Marco e Fede sono stati insieme 11 mesi — racconta Luigi Mangiapelo, padre di Federica — C'era una differenza d'età di 6 anni che all’inizio aveva inquietato sia me che la madre. Però avevamo pensato che non era giusto ostacolare un amore tra due giovani e abbiamo deciso di aspettare e di vedere come andava. Anche perché lui si era presentato all'inizio come il classico bravo ragazzo, la prendeva e la accompagnava ovunque. Lei era trasportata da questa storia.»
La loro relazione prosegue tra alti e bassi. Lui ogni tanto si ferma a dormire a casa di Federica, che vive con mamma Rosella.
Le cose cambiano, già pochi mesi dopo, nell'estate del 2012, come spiega Luigi, «Lei iniziava a essere limitata da Marco, le ha cominciato a impedire di vestirsi in un certo modo, di frequentare alcune persone, si presentava spesso nei posti in cui lavorava Federica.
La cosa poi è andata degenerando, perché lui ha fatto una violenza psicologica, mettendola anche contro di noi.»

Federica Mangiapelo e il suo ragazzo Marco di Muro

Così Luigi e Rosella chiedono consiglio ai carabinieri, che non avendo nulla di concreto per poter procedere con una denuncia, si limitano a suggerire di tenere gli occhi aperti.
«Lì la situazione è peggiorata, perché Federica ha iniziato a vederci come un ostacolo e non ci ha più parlato per settimane.» Nel frattempo Marco diventa sempre più possessivo e comincia a controllare la ragazza in ogni sua mossa, arrivando a farle sparire vestiti e lingerie che lui non approvava.
«L'ultimo mese Federica ha litigato con la madre e ha deciso di venire a vivere con me» – racconta Luigi - «io stesso sono stato testimone di litigate assurde. Addirittura, una volta eravamo andati insieme io e lei a un concerto e lui continuava a bombardarla di telefonate. E ricordo di aver pensato, "Ma se fa così ora che sa che lei è col padre, figuriamoci se si può permettere di dire che va a cena con delle amiche". La sua strategia era: "Se vuoi andare lì, se vuoi fare questo o quello, allora da domani non mi chiamare." Io cercavo di spiegarle che quello non era il modo giusto di amare una persona, di stare bene, di creare qualcosa insieme, ma lei ci diceva che Marco aveva questo tipo di carattere e che lei sarebbe riuscita a cambiarlo.»
Invece il tempo passa e i due ragazzi continuano a litigare ogni giorno, per qualsiasi cosa. Federica a questo punto sa che non può andare avanti, prende consapevolezza e inizia a pensare a un futuro senza Marco.
«Lei continuava a dire che lo avrebbe lasciato, poi dopo ogni lite, quando si vedevano rientrava in casa e diceva che si erano chiariti. Io penso che, nonostante ancora gli volesse bene, era ormai orientata a lasciarlo e credo che quella sera davvero fosse decisa, dopo la discussione.»

Anguillara Sabazia / Wikimedia Commons

La sera del 31 ottobre 2012, Marco e Federica salgono in macchina uscendo dal locale dove hanno trascorso la notte di Halloween, con loro c'è un amico. I due continuano a litigare in macchina, finché Marco accosta e lascia Federica sul ciglio della strada. Accompagna a casa l'amico, che lo vede fare subito inversione e tornare indietro. Lui dirà agli inquirenti di non aver trovato più la fidanzata dove l’aveva lasciata e di essere tornato a casa.
Ma una telecamera di sicurezza di una pompa di benzina lo riprende mentre fa rifornimento mezz’ora dopo l’orario in cui sosteneva di essere rientrato. Addosso ha gli stessi vestiti con cui era stato immortalato dalle telecamere del pub in cui era andato con Federica, ben diversi da quelli che ha fornito ai carabinieri che si sono presentati da lui la mattina dopo il ritrovamento del corpo della fidanzata. Gli abiti—quelli che davvero indossava quella notte—sono nel cesto dei panni sporchi, accanto a un foglietto in cui chiedeva alla madre di lavarli al suo risveglio.
Un altro particolare non torna: il cellulare che Marco consegna non è quello usato fino alla sera prima, che viene trovato smontato ad asciugare sul davanzale della sua camera.
E poi c’è la personalità di questo ragazzo, descritto da tutti come una persona antipatica, con cui nessuno voleva avere rapporti. I conoscenti lo descrivevano come una persona chiusa, talvolta aggressiva.

Federica Mangiapelo e suo papà Luigi Mangiapelo

Il 17 luglio 2015 Marco viene condannato dal Tribunale di Civitavecchia a 18 anni di reclusione. La pena per il reato di omicidio volontario aggravato sarebbe dovuta essere di 27 anni, ma è scontata di un terzo per via del rito abbreviato.
Con questa formula, l'imputato rinuncia al dibattimento in cambio di una riduzione della pena in caso di colpevolezza. E così è successo.
Marco viene descritto nelle motivazioni della sentenza come un ragazzo con un'«indole violenta» che avrebbe ammesso di aver picchiato Federica per «educarla». In un’occasione «chiude la fidanzata nell’auto» chiedendole di suicidarsi insieme.
In appello e in Cassazione viene confermata la colpevolezza, ma vengono riconosciute le attenuanti generiche. Gli anni di condanna diventano 14. Solo 14.

Sono trascorsi 6 anni dalla notte in cui Federica è stata uccisa, ma in tutto questo tempo, anche dopo la condanna definitiva in Cassazione, Marco non ha mostrato segni di pentimento—non una parola, né per difendersi né per scusarsi. Fra 5 o 6 anni potrebbe già essere fuori.
«Qui gli unici condannati all'ergastolo siamo noi che volevamo bene a Federica e che dovremo convivere a vita con questo dolore» dice Luigi Mangiapelo, che ora insieme al fratello gira l'Italia tra convegni per cercare di cambiare la legge sul rito abbreviato e promuovere l’attività di prevenzione nelle scuole, nel nome di Federica. «Racconto la sua storia e ripeto ai giovani di fidarsi dei genitori, di raccontare loro quello che succede, perché sono le uniche persone che ci amano veramente. Quello di Marco e Federica non era amore, era il rapporto tra una vittima e il suo carnefice.»

Qui sotto lo speciale dedicato a Federica di In quanto donne - Storie di ordinaria violenza, il ciclo di documentari d'inchiesta realizzato da Real Time sul tragico fenomeno del femminicidio in Italia.

Gli altri casi analizzati saranno in onda sabato 10, 17 e 24 novembre alle 23:05 su Real Time, canale 31 e in streaming su Dplay.

Claudia Ricifari

Giornalista, media content creator e divano addicted.