BELLO&BRAVO

Ode a Tom Hardy, ovvero l’inquietudine al servizio della recitazione

Non che ce ne fosse bisogno, ma ecco tutti i motivi per cui amare Tom Hardy è assolutamente inevitabile

Daniele Biaggi

Tom Hardy è un dio in terra.
Se un’affermazione del genere avesse qualsivoglia valore esaustivo, non ci sarebbe nulla da aggiungere per definire uno degli attori più affascinanti e talentuosi del nostro tempo. È pur vero che, al di là della passione per nulla velata di chi scrive, tale da rendere superflua ogni specifica, si rende necessario quel minimo di contestualizzazione tale non solo da garantire al lettore la certezza di questa affermazione, ma anche la possibilità che lo stesso Tom Hardy possa raccogliere nuovi estimatori. Insomma, per una questione di onestà intellettuale, è bene ammettere sin dall’inizio che in questo pezzo deve essere rintracciata una chiara azione di convincimento.

Tom Hardy è un ottimo attore. Meglio: Tom Hardy è un ottimo attore che ha avuto la capacità di ricoprire ruoli sfaccettati e intensi. E no, nel cinema – come in molti altri campi della vita e del lavoro – non è così scontato avvenga. Il talento non sempre è condizione sufficiente per portare avanti scelte di successo. Basterebbe distogliere lo sguardo da quel monumento vivente che è Leonardo DiCaprio in The Revenant per accorgersi che lì, come un satellite nascosto nell’ombra, c’è forse l’interpretazione più intensa e sentita di Hardy nel ruolo di un villain complesso e mai banale.

Tornando alla capacità di scegliere e farsi scegliere, a loro volta indiscutibili forme di talento, è l’elenco delle pellicole cui ha preso parte a lasciare interdetti: negli anni è riuscito a infilarsi in diversi lungometraggi diventati cult. L’esordio promettente in Black Hawk Down di Ridley Scott prima e in Star Trek – La nemesi poi, gli hanno garantito una buona base di successo, mantenuta in seguito con piccole parti come in Marie Antoinette di Sofia Coppola, tanto per fare un esempio. 

Tom Hardy in "The Reventant", di Alejandro González Iñárritu, 2015

Ma è il 2010 l’anno della svolta: Inception di Critopher Nolan arriva nelle sale, dove guadagna oltre 800 milioni di dollari creando un vero e proprio caso mediatico e attirando l’attenzione della critica. Sempre per Nolan interpreterà Bane nel capitolo conclusivo della saga su Batman, Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno, pochi mesi dopo.

Il falsario in grado di cambiare i sogni Eames, Bane, l’arcinemico dell’uomo pipistrello e John Fitzgerald, il cupo cacciatore senza scrupoli di The Revenant, sono declinazioni di una stessa, oscura, sfaccettata e sofferente maschera, che Hardy sembra pienamente in grado di sostenere. Ed è una maschera inquieta anche il personaggio interpretato più recentemente in Dunkirk (ancora una volta Nolan), nel quale recita con il viso quasi totalmente coperto da un casco per tutta la durata della pellicola, tanto da aver spinto il regista ad affermare che «siccome Tom è Tom, quello che riesce a fare con un solo occhio supera di gran lunga quello che tanti altri attori possono fare recitando con il corpo intero. È un uomo dal talento straordinario».

Tom Hardy in "Il cavaliere oscuro", di Christopher Nolan, 2008

E l’inquietudine, efficacemente trasmessa dai ruoli interpretati, sembra essere la condizione esistenziale vissuta in passato dallo stesso interprete: i problemi con la droga, iniziati all’età di 11 anni sniffando colla, e degenerati in un climax discendente fatto di allucinogeni, alcol e crack, lo hanno portato nelle profondità di un baratro da cui è lentamente riuscito a risorgere.
Nel 2003, dopo un collasso per le strade di Londra, decise di curarsi ed è ora completamente pulito.

Se oggi sentiamo parlare di Hardy non è per episodi di sregolatezza, ma per iniziative di beneficienza e la passione per i cani. Ovunque si possono trovare immagine dei red carpet in cui si è presentato accompagnato da cuccioli, o report di visite al canile che riuscirebbero a fecondare per tenerezza e sexyness la più frigida delle casalinghe di provincia. Perché sì, beh, si voleva dare un taglio più tecnico-specifico a ciò che state leggendo, ma Tom Hardy è pur sempre uno degli uomini più sexy del mondo. E dio solo sa quanto estremamente ormonale sia l’accoppiata testosterone-cuccioli di cane (approfondite con una ricerca di Google immagini per credere).

Tom Hardy in "Dunkirk", di Christopher Nolan, 2017

Sexy, inquieto, talentuoso e affascinante: se la definizione di dio in terra non risultava sufficiente, non è neppure il caso di proseguire su un tortuoso crinale di aggettivi che allineerebbero questo articolo ai magazine erotici per ragazzine adolescenti.

Stasera non prendete impegni: piuttosto, scegliete uno dei film che il nostro beniamino ha nel suo curriculum, mettetevi comode sul divano, gustatelo fino alla fine e convenite con noi che sì, Tom Hardy è – senza dubbio – un dio in terra.

Daniele Biaggi

Giornalista freelance e media content creator