Diritti

Il cuore di Franca: la prima donna italiana a rifiutare un matrimonio riparatore

Un “no” capace di cambiar la legge: quello detto da Franca Viola, oggi simbolo ed esempio di coraggio per tutte le donne.

Andrea Perticaroli

No: una parola tanto piccola quanto devastante, che pronunciamo ogni giorno senza farci poi così caso. Purtroppo, non da sempre si ha avuto il diritto di poterla affermare e, soprattutto, di poterla urlare per sé: per salvaguardarsi, per proteggersi. Fortunatamente, c’è chi prima di noi ha avuto il coraggio di crederci, affinché potesse essere tramandata fino a oggi come chiaro strumento con il quale far valere le proprie scelte e i propri valori.

E tutto questo grazie anche alla forza di una—all’epoca—ragazza della costa settentrionale della Sicilia, che ha deciso di amarsi prima di tutto; addirittura prima di lasciarsi attanagliare da un amore sancito, come se fosse un'esecuzione, e dalla pratica del matrimonio riparatore: Franca Viola.

Col consenso dei propri genitori e appena quindicenne, in una Sicilia del 1963, Franca si fidanza col mafioso Filippo Melodia, forse non ancora consapevole che il pizzo di cui decantava la sua dolce metà non fosse proprio quello che lei aveva in mente. Nel 1965, Filippo le chiede di sposarlo ma la risposta è no. Un no che Franca ha dovuto pagare con i lividi sulla pelle. Venne rapita dallo stesso Melodia, come se fosse un soprammobile da spostare, usare, buttare e dimenticare dopo l’uso, e conobbe il sequestro e la segregazione per ben otto giorni. In quel tempo dovette far i conti con un’esperienza che nessuno mai vorrebbe vivere: lo stupro.

Franca Viola ascoltata dalla polizia durante l'interrogatorio / Getty Images

Secondo la morale del tempo, una ragazza reduce da una simile vicenda avrebbe dovuto obbligatoriamente sposare il rapitore, salvaguardando così la sua reputazione e l’onore della propria famiglia. In caso contrario sarebbe stata segnata da una vergogna che non le avrebbe fatto conoscere altro se non l'emarginazione e la solitudine. Franca "la sporca". Nel 1965 la legislazione italiana e in particolare l’articolo 544 del Codice penale, recitava: Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali. In altre parole: il delitto sarebbe stato estinto solo a seguito di un matrimonio riparatore, tra l'accusato e la persona offesa

Franca Viola rifiutò—come mai prima era accaduto—il matrimonio riparatore, stanziandosi in tribunale contro il suo carnefice

Un contratto asettico nel quale si evidenziava come la violenza carnale non fosse considerata un reato contro la persona, ma unicamente oltraggio alla morale. Come se lo stupro fosse solo un insieme di parole e non includesse l'atto becero e disumano, come se fosse così facile dimenticare di averlo vissuto.

Ma l'amor proprio di Franca non terminava nel tradizionalismo e in quello che sarebbe stato giusto fare: rifiutò—come mai prima era accaduto—il matrimonio riparatore, stanziandosi in tribunale contro il suo carnefice

Il padre di Franca, Bernardo Viola, difende la figlia sul quotidiano La Stampa

Nonostante la difesa di Melodia avesse tentato di screditare Franca—sottolineando la facilità e il poco giudizio di una ragazzina adolescente—e puntando su una mera svalorizzazione del dolore, il no di Franca Viola vinse e Melodia venne condannato a 11 anni di carcere.

In seguito, nel 1968, dopo anni di negazione e di abnegazione, Franca disse di   ad un suo compaesano: Giuseppe Ruisi, innamorato della ragazza nonostante la stessa avesse tentato di allontanarlo per paura delle rappresaglie.

A distanza di 16 lunghissimi anni, l’articolo 544 del codice penale sarà abrogato con la legge 442 del 5 agosto 1981; solo nel 1996, grazie all'eco di un no, lo stupro venne riconosciuto in Italia non più come delitto alla morale ma finalmente come reato contro la persona

Quale amore ci vuole a casa, seppelliti e nascosti in un angolo, come se fossimo un oltraggio? Quale amore non ci lascia liberi di amarci e quale amore ha la forma del dubbio, della persecuzione, della vessazione? Quale amore è quello che denigra, e trasforma in un sotterfugio, una chiara negazione? Quale amore stupra? Che amore ci vuole con gli occhi fissi, quale? Sicuramente non un vero amore. O meglio, non quello che Franca Viola avrebbe voluto per sé, tanto quanto non lo avrebbe voluto per nessun altro: «Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l'ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori».
E noi, nel nostro, cosa vediamo?

Intanto, grazie Franca per averci dato il coraggio di saper dire no.

Credit immagine di copertina: Getty Images

Andrea Perticaroli

«Parto già sconfitto, ma almeno ho il soffritto».