PREVENZIONE

Informazione, consapevolezza e preservativo, l’intervista a Fernando Aiuti

Per lui il vero scudo contro l’Hiv erano cultura e buone prassi. L'intervista al Prof. Fernando Aiuti, l’immunologo simbolo della lotta all’Aids

Aura Tiralongo

“Diciamo innanzi tutto che cultura della prevenzione non significa solo ‘prendere un farmaco’, ma anche calcolare i suoi possibili effetti collaterali: questo vale anche per la PrEP”. 

Il suo nome è PrEP, abbreviazione di “profilassi pre-esposizione”. Si tratta di un nuovo medicinale in grado di proteggere dall’Hiv, il virus che che aggredisce il sistema immunitario umano, causando - se non trattato - l’Aids. Si può assumere la PrEP prima di un rapporto sessuale a rischio, con partner sieropositivi o occasionali. E per questo in molti paesi è stata celebrata come una medicina rivoluzionaria, un via libera al sesso libero e “sicuro”. Ma non tutti sono d’accordo, e se in Italia  questa “pillola del giorno prima” non è ancora offerta dal Sistema Sanitario Nazionale, una ragione c’è.

A premetterlo è il Prof. Fernando Aiuti, l’immunologo che negli anni ’90 fu eletto a simbolo della lotta all’Aids e della necessità di diffondere una cultura di equilibrata consapevolezza sul tema. Un medico che di rivoluzioni se ne intende, protagonista di un evento che è passato alla storia: nel 1991 Aiuti baciò pubblicamente sulla bocca una ragazza sieropositiva. Dimostrando finalmente che fra scienza e pregiudizio esiste un confine netto, in un momento in cui la società associava l’Aids a una nuova “peste”, e in cui si diffondevano vere e proprie superstizioni sulle modalità di contagio.  Grazie a quel bacio fu chiaro che il virus si trasmette attraverso lo scambio di sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali e latte materno. Non di saliva.

Sui facili entusiasmi, però, il professore è cauto: “La PrEP non è positiva o negativa in sé: va valutata in base alle condizioni di vita della persona. In condizioni particolari può essere consigliabile (ad esempio in paesi in cui l’Hiv è diffusissimo). Ma non lo è in condizioni di vita “standard”. Questo perché esiste una tossicità associata al farmaco: nella maggioranza dei casi il rischio non vale il beneficio. E poi c’è un altro aspetto, molto importante: per proteggersi dal virus Hiv, e non solo, esiste una valida alternativa: usare il preservativo”.

Ed ecco il punto scottante. Il dibattito sulla Prep ruota proprio attorno a lui: il profilattico. Questa parola che ancora oggi continua a sollecitare tabù e resistenze. È difficile vederla comparire nelle -rare- campagne di sensibilizzazione, o negli appelli delle istituzioni. A scuola non ne parliamo. E anche a letto e nei dintorni, non è infrequente che qualche amante storca il naso. Solo il 30% delle ragazze lo usa, e spesso le si sente dire “tanto prendo la pillola”: che ovviamente protegge dalle gravidanze indesiderate. Non certo dalle infezioni sessualmente trasmissibili.

Possiamo parlare di una scarsa cultura alla salute e all’erotismo? Non giriamoci intorno: sì. E anche l’EMA (l’Agenzia Europea del farmaco) chiarisce che la PrEP può essere usata dai soggetti ad alto rischio come parte di una strategia globale di prevenzione. Tradotto: il profilattico va usato comunque. E i numeri parlano chiaro.

“Il profilattico riduce di cento volte il rischio di contagio, e protegge non solo dall’Hiv ma da quasi tutte le malattie a trasmissione sessuale”, chiarisce Aiuti. “È necessario aumentare la consapevolezza nella società, e perché questo avvenga deve passare chiaro un messaggio: bisogna incentivare l’uso del preservativo e fare il test per l’Hiv una volta all’anno”.

Perché se è vero che oggi di Aids si muore molto meno di trent'anni fa, è altrettanto vero che per iniziare le terapie antiretrovirali che “congelano il virus” è necessario sapere di essere sieropositivi. Anche per non esporre i partner al pericolo di contagio, adottando tutte le necessarie contromisure. “Mi è capitato spesso di avere in cura persone che erano state contagiate da partner che non avevano comunicato di avere l’Hiv - prosegue Aiuti. “Questo è un gravissimo problema di responsabilità individuale. Di fronte a questo virus non esiste privacy: deve prevalere il rispetto per gli altri”.

In fatto di infezioni a trasmissione sessuale, consapevolezza e informazione sono più efficaci di qualsiasi farmaco. E purtroppo questo traguardo è ancora lontano. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, 1 persona su 5 non sa di essere stata infettata dall’Hiv. L’86% per cento dei nuovi contagi avviene a causa di rapporti sessuali non protetti, e a dispetto degli stereotipi si riscontrano percentuali più alte nei rapporti eterosessuali.

“Hiv is not over”, dunque. E si aggira soprattutto fra ragazzi e ragazze: in Italia i più colpiti sono i giovani fra i 25 e i 29 anni.
Al momento il test Hiv è anonimo e gratuito. Non serve ricetta medica e possono richiederlo anche cittadini stranieri e senza permesso di soggiorno. Per informazioni ci si può riferire a una qualsiasi ASL italiana (qui l’elenco) o chiamare il Numero verde 800-861061 dell’Istituto Superiore di Sanità.

Aura Tiralongo

Si occupa di giornalismo scientifico, insegna Semiotica presso la Iulm di Milano.