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Katharine Hepburn, la più grande attrice della Hollywood classica e icona LGBT

Diva senza tempo, donna modernissima e attrice dal numero di Oscar ineguagliabile

Stefano Consiglio

Attuale da 50 anni
La notte degli Oscar del 1968, Katharine Hepburn vince l’Award come migliore attrice protagonista per il suo ruolo in Indovina chi viene a cena. Tra i più significativi del cinema mondiale, questo film ha tanti motivi per cui merita di essere rivisto anche oggi.
Negli Stati Uniti del ’68 era inusuale trattare positivamente il tema dei matrimoni misti. Indovina chi viene a cena parla di Joanna, giovane della borghesia liberal di S. Francisco che presenta il fidanzato John (Sidney Potier) ai genitori (la Hepburn e Spencer Tracy). John è medico, più grande di lei, vedovo e soprattutto, afroamericano.
Il conflitto generazionale e il manifestarsi dei pregiudizi di quella che fino ad allora era una coppia di larghe vedute sono messi in scena in modo esemplare dalla sceneggiatura originale di William Rose, premiato infatti con l’Oscar. Non è solo un pregiudizio da ricchi genitori bianchi preoccupati per il futuro dei nipotini: è anche il pregiudizio della cameriera afroamericana Tillie, ostile a John perché convinta che stia con Joanna solo per convenienza. La situazione si complica quando arrivano i genitori di John, invitati a cena proprio da Joanna. 


Uno dei tanti pregi del film è che dipinge i conflitti in tutte le sfaccettature, dimostrando che intolleranza, sospetto e preconcetti accomunano tutti gli essere umani indipendentemente da razza o ceto. Illegali a quel tempo in 17 stati, oggi i matrimoni misti sono consentiti, ma non possiamo dire che la questione razziale sia superata, né negli Stati Uniti né altrove.
E nonostante i 2 premi vinti dal film, dobbiamo ricordare che la cerimonia degli Oscar del ’68 venne posticipata a causa dell’assassinio di Martin Luther King, simbolo della protesta non violenta contro la segregazione razziale. 

Katharine Hepburn, Franc Dee, Joan Bennett, and Jean Parker, insieme sul set del film "Piccole donne" / Getty Images

Coppia d'assi
Questo è un film importante per la Hepburn per tanti motivi, primo fra tutti il coprotagonista. Spencer Tracy non è stato solo un mito di Hollywood, che insieme a Laurence Olivier ha il record di nomination all’Oscar (9); è stato il compagno della Hepburn per 26 anni. Nonostante ciò, non ha mai lasciato la moglie (sposata nel 1923) e si è deciso ad andare a vivere con Katharine solo in fin di vita, ormai provato da anni di abuso di alcool e altri stravizi. Indovina chi viene a cena è il suo ultimo film, e sul set la sua salute era così deteriorata che sia la Hepburn che il regista dovettero impegnare i propri salari per l’assicurazione. Morì due settimane dopo la fine delle riprese, e Katharine non ha mai guardato il film perché troppo intriso di ricordi. La loro unione oggi è entrata nel mito come una delle più intense di Hollywood, anche se tenuta segreta e vissuta solo nella sfera privata. Solo in tarda età Katharine si è espressa pubblicamente sull’amore per Spencer, offuscando la propria fama di zitella indomabile di Hollywood.

Katharine Hepburn in una foto del 1936

Volevo i pantaloni
Nata in una famiglia benestante della East Coast, seconda di 6 figli, Kate fu educata a praticare sport ed esprimere sempre la propria opinione. L’immagine di allegra famiglia progressista ante-litteram si offusca quando, a 14 anni, scopre che il fratello Tom si è impiccato. Gli anni della formazione sono caratterizzati dalla difficoltà ad ambientarsi con i compagni di studio e dal teatro come valvola di sfogo. C’è anche un’altra cosa che la accompagna: il suo alter-ego Jimmy. All’età di 9 anni si rasa i capelli, si veste da bambino e chiede a tutta la famiglia di essere chiamata Jimmy: vuole essere considerata un maschio perché secondo lei «i maschi si divertono di più». Ma non è la crisi di identità di una bimba con le idee confuse: in un’intervista del 1981, Kate ha dichiarato che Jimmy era semplicemente «una parte che recitava per gli altri». Quel lato “maschile” lasciato libero di esprimersi fin dalla tenera età l’ha seguita in tutta la carriera distinguendola dalle sue colleghe, anche le più toste.v

Quel lato “maschile” lasciato libero di esprimersi fin dalla tenera età l’ha seguita in tutta la carriera distinguendola dalle sue colleghe, anche le più toste

 Stando alle cronache, Katharine era una personalità difficile da modellare, spigolosa. George Stevens, regista di Primo amore (1935) dovette insegnarle come interpretare scene d’amore perché lei continuava a starsene in piedi di fronte al coprotagonista maschile fissandolo con atteggiamento di sfida. Dorothy Arzner, unica regista donna a lavorare negli Stati Uniti negli anni Trenta, legata sentimentalmente a diverse attrici, la implorò di rendere più femminile il proprio aspetto. L’energia mascolina di Katharine fu motivo di contrasto con molti registi e attori ma oggi è legata a un’altra sua caratteristica: l’essere un’icona di stile che ha portato i pantaloni prima di chiunque altra, a Hollywood.
In un’intervista ha dichiarato di avere «indossato i pantaloni nel 1931 e non averli mai tolti, vivendo tutta la vita come un uomo».

Katharine Hepburn nel film "La falena d'argento" / Getty Images

Icona LGBT

Perché oggi la Hepburn è considerata un’eroina LGBT della prima ora? Non solo perché portava i pantaloni; non solo perché ha combattuto per essere se stessa facendosi strada in un settore feroce che ci metteva poco a rovinare le attrici bollandole “veleno per il box office”. Katharine ha intrecciato la sua vita con alcuni dei protagonisti più importanti della comunità LGBT e ha preso parte ad alcune opere che sono da sempre considerate dei capisaldi Queer. Nel ’27 interpreta un ruolo maschile nella pièce The Truth About Bladys, messa in scena nel collegio dove studia. Nel suo secondo film: La falena d'argento (Christopher Strong) diretto dalla Dorothy Arzner di cui sopra, è un’aviatrice. In Piccole Donne è Jo March, il “maschiaccio” che vende i suoi capelli. Ne Il diavolo è femmina è una ragazza che, per sfuggire alla legge, si traveste da ragazzo. Sulle sue amicizie femminili esiste una nutrita letteratura: pare sia stata legata all’ereditiera di Philadelphia Laura Harding e si è detto lo stesso anche della sua segretaria Phyllis Wilbourn. 

I suoi Oscar come migliore attrice ammontano a 4 (numero mai eguagliato da nessun’altra)

Ma al di là del gossip che ha cercato di etichettare i suoi gusti sessuali per più di 70 anni, l’allure LGBT di Kate è legata a tanti fattori: tra questi, il legame di amicizia e professionale con George Cukor, regista la cui omosessualità era il più grande “segreto di Pulcinella” di Hollywood; e l’aver recitato in uno dei film più gay di tutta la storia, Improvvisamente l’Estate ScorsaScritto da Tennessee Williams, adattato da Gore Vidal e recitato con Montgomery Clift e Liz Taylor. E anche se Katharine vi interpreta una madre pronta a far lobotomizzare la nipote perché non venga a galla la verità sulla morte del figlio, legata alla passione di quest’ultimo per i ragazzini, il film è entrato nella storia delle opere d’arte Queer portandosi dietro attori e crew. 

Uragano Katharine
Elencare le ragioni che hanno reso la Hepburn l’attrice più grande della Hollywood Classica senza scrivere un trattato è impossibile. Ci basta ricordare che la sua carriera è durata 60 anni. Che i suoi Oscar come migliore attrice ammontano a 4 (numero mai eguagliato da nessun’altra).
Katharine si è mossa in una Hollywood che è cambiata radicalmente in 6 decadi, senza farsi mai arrestare. Nemmeno quando la sua carriera sembrava in declino a causa di alcuni flop e del pessimo rapporto con la stampa: si è rimessa in gioco acquistando i diritti di The Philadelphia Story a patto di esserne la star, e ha orchestrato il suo stesso comeback. E se ancora negli anni Quaranta sembrava finita, è tornata negli anni Cinquanta e da lì ha iniziato a collezionare Oscar (3 su 4 ricevuti dopo i 60 anni). Nemmeno un’infezione oculare cronica contratta cadendo in un canale a Venezia sul set di Tempo d’Estate (1955) l’ha fermata. E ha continuato a lavorare anche quando tutti le chiedevano se avesse il morbo di Parkinson perché le tremava la testa e la sua voce si era fatta più flebile. Lei rispose che aveva ereditato il tremore dal nonno paterno, zittendo l’intervistatore di Variety: «Non si preoccupi, trema ma non cadrà a terra».
Il suo lascito, oltre ai film per cinema e TV e le innumerevoli performance teatrali, è quello di un’artista che non ha avuto paura di nulla, soprattutto del giudizio altrui. Per questo, a più di 110 anni dalla sua nascita e 15 dalla sua morte, è ancora considerata un esempio da tutta l’industria dello spettacolo. 

Credit immagine di copertina: Getty Images

Stefano Consiglio

Vietargli la lettura di Eva3000 gli segnò l’infanzia.