magari dopo

La quiete dopo la pizzetta: un viaggio autoironico nel mondo del fitness

C’è davvero un tempo per tutto: un tempo per studiare, per trovare il lavoro dei propri sogni… ma il tempo di cottura della pasta per fare la carbonara rimane il mio preferito

Andrea Perticaroli

Sono un cultore del ricordo e combatto quotidianamente contro la sindrome dell’accumulo compulsivo: non butto nemmeno i biglietti della metro obliterati, figuriamoci le foto. Mi ritrovo spesso a riguardarmi in miniatura, in pose diverse e in circostanze disparate, legate tra loro da un unico filo conduttore: ero grosso.

Che pare quasi più carino e delicato dire grosso rispetto a grasso: come quando vedi un bimbo oggettivamente bruttino in un passeggino e confini il tuo malessere ne «Ma che buffo! Che viso simpatico!». Io ero proprio così, un barilotto strizzato in una calzamaglia azzurra. Da barile mi sono poi evoluto in damigiana, e da questa direttamente a silos coi brufoli. Forse sto ancora aspettando che la pubertà dia i suoi frutti, o forse me li sono già mangiati da un pezzo. Purtroppo non posso più confidare nell’ultima spiaggia de «È tutta costituzione», perché con tutto quello che ho da sempre mangiato dovrei costituirmi per falsa testimonianza. 

Per dimagrire realmente con la dieta dell’ananas sarei dovuto andare a raccoglierli direttamente nelle piantagioni, andata e ritorno a piedi e a passo svelto

E allora, mi sono confidato nelle diete. Ce ne sono per chiunque, di qualsiasi tipo: ipoproteica, ipercalorica, solo carboidrati, solo carne bianca, solo pesce del Mar Rosso, unicamente verdure dal colore verde tendente al verde scuro, quelle in base al gruppo sanguigno, allo spessore del femore, quella per chi è biondo. Credo ce ne siano più delle cause perse e dei miei sensi di colpa negli ultimi dodici anni, che sono già tanti.

Vero è che per dimagrire realmente con la dieta dell’ananas sarei dovuto andare a raccoglierli direttamente nelle piantagioni, andata e ritorno a piedi e a passo svelto. Ché lo sappiamo tutti il parere dei nutrizionisti: «Una dieta sana e bilanciata è quella che tiene conto di ogni alimento ma in quantità moderata. E bere tanta acqua, tantissima.» E quest’acqua te la fanno passare come l’elemento portante, il segreto che ti mancava, la chiave di volta per il sogno di riuscire a entrare in una taglia S. Il problema è finire per non berla, metterla in pentola e quando bolle buttare mezzo chilo di gnocchi.

Mi sono dunque lanciato nell’emulazione, seguendo l’esempio altrui. Steso sul divano a ingoiare patatine condensate con un bicchiere di Coca Cola, sono finito nel vortice dei profili Instagram di fitness e benessere. Un tempio fatto di muscoli talmente definiti da poterci costruire le basi per un condominio e prodotti alimentari che spaeserebbero anche gli chef stellati di Parigi. Chissà come fanno a svegliarsi e prepararsi una colazione a base di pane di segale con confettura di rabarbaro, uno smoothie a base di bacche di ginepro e goji e qualche mandorla tostata sparsa sulle lenzuola bianche, quando io mi alzo alle sette e tempo di un caffè senza zucchero e l’orologio segna già le nove. Non mi sarei mai immaginato di dover spezzare la fame con un sedano e la schiena con quaranta minuti di esercizio fisico al giorno per raggiungere l’obiettivo estivo della passeggiata sul lungomare alla Baywatch. Ed effettivamente, i miei sforzi sono serviti ad assomigliare a qualcosa che c’entra con la serie televisiva: la boa.

Forse c’è davvero un tempo per tutto: un tempo per studiare, per diventare ricchi, per trovare il lavoro dei propri sogni… ma il tempo di cottura della pasta per fare la carbonara rimane il mio preferito. Beati coloro che resistono di fronte a una pizza con la bufala e le preferiscono una fettina di pollo con contorno di insalata e magone. Vi invidio un sacco, o, meglio, vi ammiro per la forza di volontà che metto io stesso solo per mantecare il risotto. Non mi rimane altro, a fine giornata, che dar la “Colpa alle stelle” o ai Pan Di Stelle, e trovare l’altra metà della mia mela a cui dedicarle l’ultimo atto del film di cui sono protagonista: «Io e te, tre chili sovrappeso».

Andrea Perticaroli

«Parto già sconfitto, ma almeno ho il soffritto».