Caruso

Lucio Dalla in 10 canzoni

I 75 anni del più lirico dei cantautori italiani, attraverso alcuni dei suoi capolavori

Daniele Biaggi

Lucio Dalla avrebbe compiuto 75 anni il 4 marzo. Una mattina di marzo del 2012 un infarto lo strappò alla vita a Montreux, Svizzera, città in cui aveva tenuto un concerto la sera precedente. Si potrebbero dedicare interi volumi alla carriera di un musicista e cantautore la cui attività artistica ha coinciso per decenni con lo spirito stesso della canzone d’autore del nostro paese; Lucio Dalla è, insieme a pochi altri, fra gli scrittori più rappresentativi del cantautorato italiano dagli anni ’70 a oggi.

Per semplicità, la sua carriera può essere divisa in 2 fasi: c’è un Dalla minore, quello dei primi album in cui presta voce a testi realizzati insieme ad altri parolieri, e un Dalla maggiore che, più consapevole delle proprie capacità artistiche, nel 1977 si chiude un’intera estate nella propria casa alle Isole Tremiti e realizza, per la prima volta da solo, l’album “Come è profondo il mare”, con cui dimostra già piena maturità artistica e letteraria.  

Se è impossibile perimetrare in poche parole una figura sfaccettata ed eterogenea come quella di Lucio, è pur vero che ci sono motivi nella sua vita che tornano ripetutamente, quasi fossero parole chiave utili ad aprire forzieri ricchi di contenuto. 

 

C’è Bologna, città in cui ha sempre vissuto, scenario dove idealmente si consumano gli amori, le delusioni, i dolori e le gioie dei protagonisti delle sue canzoni, e le proprie. Bologna è una confidente, una mamma, una puttana e un’amica cui stringere la mano durante una passeggiata notturna.

L’utilizzo lirico delle parole, i testi toccati da una profondità che non lascia indifferenti e la capacità di raccontare le storie e la vita con una benevolenza e un sorriso ricco di malinconia

C’è l’amore per la musica. Lucio era polistrumentista: pianoforte, clarinetto, sassofono, tutti praticati e appresi da autodidatta. Con la sua produzione artistica è arrivato a varcare i confini dell’opera, della musica lirica e di quella folkloristica, creando una commistione d’influenze e un genere unico e irripetibile, testimonianza di una mentalità aperta e sperimentatrice come poche altre.

Sono molti gli artisti della scena bolognese (e non solo) a essere stati lanciati da Lucio Dalla: Ron, Samuele Bersani, Luca Carboni, Gaetano Curreri, fino a Pierdavide Carone, giovanissimo interprete accompagnato a Sanremo in quella che sarà l’ultima apparizione televisiva del cantante pochi giorni prima della scomparsa. Un maestro con il fiuto per il talento, capace d’intrattenere amicizie e profondi legami con i colleghi: celebri le collaborazioni con De Gregori, Morandi, Baglioni, tutti testimoni nei giorni del lutto di un profondo e sincero affetto, come raramente è possibile vederne nel mondo della musica.

E infine la poesia: l’utilizzo lirico delle parole, i testi toccati da una profondità che non lascia indifferenti e la capacità di raccontare le storie e la vita con una benevolenza e un sorriso ricco di malinconia, che sferza con una lacrima anche i momenti più spensierati.

Nulla è meglio dei suoi testi per ricordarlo oggi. Eccone 10, tra le decine di capolavori:  

1. Come è profondo il mare
“Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, dei linotipisti. Siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri, e non abbiamo da mangiare”

Una storia del mondo che è nato dal mare, e dell’umanità che lo popola e lo sta uccidendo. La traccia di apertura del primo album che lo vede come unico autore, è considerata in maniera unanime uno dei picchi più alti della sua carriera. 

2. Quale allegria
“Con allegria far finta che in fondo in tutto il mondo c'è gente con gli stessi tuoi problemi e poi fondare un circolo serale per pazzi sprassolati e un poco scemi. Facendo finta che la gara sia arrivare in salute al gran finale”

La vita dell’uomo raccontata come somma di gioie effimere e superficiali, a mascherare un’esistenza priva dell’amore vero ed emozioni profonde. 

3. Stella di mare
“Chiudi gli occhi e non guardarti intorno sta già entrando la luce del giorno, chiudi gli occhi e non farti trovare pelle bianca di luna devi scappare, dormi ora stella mia prima che il giorno ti porti via via via”.

Una notte passata insonne a osservare la donna amata rigirarsi nel letto (come una stella di mare). Un rituale di tenerezza e familiarità, la cui dimensione intima solleva gli innamorati dalla mediocrità delle cose della vita. 

4. Anna e Marco
“E la luna è una palla ed il cielo è un biliardo. Quante stelle nei flipper sono più di un miliardo. Marco dentro a un bar non sa cosa farà. Poi c'è qualcuno che trova una moto si può andare in città”

Un racconto di vita e amore in musica. Capolavoro totale. 

5. La sera dei miracoli
“È la notte dei miracoli fai attenzione, qualcuno nei vicoli di Roma ha scritto una canzone. Lontano una luce diventa sempre più grande nella notte che sta per finire, è la nave che fa ritorno per portarci a dormire”

La profondità della notte con i suoi avventori, le riflessioni e la magia delle strade vuote che evocano pensieri sulla vita e il senso dell’esistenza.

6. Chissà se lo sai
“Ti ho guardata e per il momento non esistono 2 occhi come i tuoi, così neri così soli che se mi guardi ancora e non li muovi diventan belli anche i miei”

Una disarmante dichiarazione d’amore che si può tranquillamente inserire nella tradizione poetica più alta che il nostro paese (e non solo) abbia mai prodotto. 

7. Le rondini
“Vorrei seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro e cos'è che lo muove. Da dove viene ogni tanto questo strano dolore. Vorrei capire insomma che cos'è l'amore, dov'è che si prende, dov'è che si dà”

L’uomo osserva la natura (le rondini) e ne trae spunto per riflettere sul senso dell’amore e dell’esistenza. Ancora una volta un testo che si inserisce a pieno titolo nella tradizione poetica universale. 

8. Canzone
“O stare nudi in mezzo a un campo a sentirsi addosso il vento, io non chiedo più di tanto anche se muoio son contento”

Un’apostrofe con cui si rivolge direttamente alla propria canzone per urlare la disperazione dovuta alla lontananza dalla donna amata, con leggerezza e ironia.

9. Tu non mi basti mai
“Vorrei esser la tomba quando morirai e dove abiterai, il cielo sotto il quale dormirai così non ci lasceremo mai neanche se muoio e lo sai”

L’insostenibile sentimento d’amore verso qualcuno ci spinge a voler essere parte della sua esistenza in maniera totalizzante. Nulla della vita quotidiana, delle cose del mondo, ha più la stessa sfumatura.

10. Nanì
“Dimmi perché tu ami sempre gli altri ed io amo solo te. Dimmi perché mi hai chiesto di andar via quando ti ho detto vieni via con me”

Non è certamente il testo più conosciuto: Dalla ne è l’autore, ma la regalerà a un giovane interprete, Pierdavide Carone, accompagnandolo al Festival di Sanremo nel febbraio 2012, pochi giorni prima della sua scomparsa. Un testo pienamente nel suo stile, che racconta l’amore impossibile di un uomo per una prostituta, ultimo regalo dello scrittore bolognese al pubblico.

Credit immagine di copertina: Getty Images

Daniele Biaggi

Giornalista freelance e media content creator