Nicoletta

Patty Pravo: la signora della musica italiana è ancora una ragazza

Dal Piper a oggi, 70 anni vissuti sopra le righe

Stefano Consiglio

Rispetto ad altre artiste italiane e internazionali che ultimamente stanno festeggiando compleanni importanti, i 70 anni di Patty Pravo fanno un effetto un po’ strano, perché in un certo senso è come se non fossero mai passati. Patty Pravo sarà anche la Signora della Musica Italiana (con più di 100 milioni di dischi venduti nel mondo), e si è decisamente guadagnata lo status di diva; eppure, per come si pone nelle sue interviste e sui suoi profili social, è tuttora una ragazza. E forse è proprio questo suo essere “oltre il tempo” e le mode ad assicurarle ancora l’affetto del pubblico.

The beat goes on
Cresciuta nel quartiere popolare di Santa Marta a Venezia, arrivata a Roma nemmeno ventenne, Nicoletta Strambelli diventa Patty Pravo sotto le luci del Piper, tempio della nightlife romana degli anni Sessanta. Da quell’esordio (che oggi ha il sapore un po’ di una fiaba) sono passati più di 50 anni, eppure basta guardare su YouTube i video di Patty che canta Ragazzo Triste nel 1966 o Qui e Là nel 1967 per vedere quella che sarebbe una star anche oggi. Patty Pravo sapeva già flirtare con la telecamera, ballare sui ritmi beat e, nonostante quella voce calda e sensuale, sapeva dare di sé un’immagine scanzonata e divertita; come se, in fondo, non si prendesse troppo sul serio. Alla vigilia del Sessantotto, rappresentava un inno vivente al desiderio di indipendenza di una generazione intera. E questo spirito libero figlio della Swinging London, dove era andata a studiare inglese prima di approdare a Roma, non si è esaurito con la fine degli anni Sessanta. Anzi, l’ha accompagnata fino ai giorni nostri. 

Qui e là
Un timbro vocale unico, a tratti drammatico, un vibrato inconfondibile, una presenza scenica che ha stregato il pubblico per più di 50 anni
con i suoi virtuosismi di look e stile. Eppure Patty Pravo non è solo questo. È anche un’artista che per tutta la sua carriera, dopo il folgorante debutto con pezzi che conosciamo tutti come La Bambola o Se Perdo Te, ha combattuto per la propria indipendenza artistica. Già dagli anni Settanta abbandona la RCA a causa di incomprensioni e pubblica 3 album con la Phonogram, occupandosi interamente della loro produzione. Come detto prima, Patty è uno spirito libero: in oltre 50 anni di carriera ha cambiato 15 volte casa discografica, sempre alla ricerca di nuove possibilità espressive, nuovi stili e nuove ispirazioni.
Magistrale interprete di praticamente tutti i più grandi autori italiani (Cocciante, Venditti, De Gregori, Dalla, Guccini, solo per citarne alcuni), Patty ha saputo dare una voce italiana anche a tante hit internazionali di successo: a partire da Ragazzo Triste - versione italiana di But You’re Mine di da Sonny & Cher - passando per Jacques Brel, fino Lou Reed (sempre per citare solo alcuni nomi).

Patty Pravo nel 1971 / Getty Images

Icona di stile
C’è un altro stile, oltre a quello vocale, che ha fatto della Pravo un’icona senza tempo della musica e dell’intrattenimento italiano, ed è quello del suo look. Sin dagli inizi ha saputo intercettare i grandi trend delle varie epoche e farli suoi, spesso riuscendo a anticipare le mode. Tutto è iniziato con l’optical degli anni Sessanta, accompagnato dai cuissardes, gli stivaloni fino a metà coscia con tacco basso e abbinati alle gonne corte. Tra Sessanta e Settanta è stato il momento della zampa d’elefante. Negli anni Settanta spazia dal look minimal con i capelli raccolti di alcune esibizioni, alle maxi cotonature accompagnate da look all’insegna di lustrini e paillettes. Dopo una breve parentesi negli Stati Uniti, dove si rifugia per sfuggire ai media nazionali ossessionati da lei e dove nel frattempo posa per Playboy, torna in Italia dove dà sfoggio di alcuni dei suoi outfit più memorabili. 

Uno dei look più favolosi è senz’altro quello del festival di Sanremo del 1984: Patty, in versione geisha firmata Versace, calca la scalinata dell’Ariston come se stesse mettendo in scena uno spettacolo più che una semplice canzone, ostentando un playback da manuale sulla sua Per Una Bambola.
Sempre nell’84, a Premiatissima è una specie di Eva Kant fetish che fissa un televisore mentre pesca distrattamente dei popcorn da un tubo trasparente sulle note de Il Terzo Uomo.
 
La Patty degli ultimi 20 anni non ha accantonato lo stile: a volte più rocker con i suoi giubbotti o completi in pelle, oppure avvolta in lunghi abiti dall’aspetto solenne sul palco di Sanremo: ma se le si chiede qual è il suo stile preferito in assoluto, ha le idee molto chiare: «t-shirt e fuseaux» perché in fondo per lei l’abito è un’esigenza di scena.

Patty Pravo a Roma nel 1990 / Getty Images

Quale Signora
Seconda cantante italiana per numero di dischi venduti in Italia e all’estero dopo Mina, all’esilio dorato in terra svizzera in stile Tigre di Cremona, Patty Pravo ha preferito i riflettori. Lo ha fatto sempre: la sua vita privata è rocambolesca, caratterizzata da 4 matrimoni, unioni chiacchierate con artisti celebri come Maurizio Vandelli e Riccardo Fogli (che stando alle cronache, per avere più tempo da dedicare a Patty lasciò sia la sua compagna di allora Viola Valentino, sia i Pooh); un guaio con la giustizia nel ’92 per qualche grammo di hashish. Di quell’episodio preferisce ricordare di essere «uscita dal carcere con le lettere delle detenute per i loro cari nascoste della giacca».
Sull’amore e sugli uomini non si lascia certo intimorire dalla differenza di età, anzi dichiara di preferire quelli giovani e senza barba. Dopo più di 50 anni dal suo esordio continua a far parlare di sé per il suo spirito ribelle: sono di pochi anni fa le foto postate sui suoi Social in cui prendeva il sole in topless. Bisogna riconoscere a Patty Pravo un ulteriore merito (oltre a tutti quelli artistici): l’aspetto principale della sua vita e della sua carriera sembra proprio quello di essersela goduta alla grande, in barba a qualsiasi giudizio altrui e secondo un percorso coerente col suo definirsi «anarchica». E questo vale anche per l’età: tuttora afferma di non sapere quando compie gli anni.

Quindi, cara Patty, se ti stai chiedendo perché ti fischino le orecchie sappi che non ha niente a che fare con l’età, quanto piuttosto con l’ammirazione che proviamo per te. 

Credit immagine di copertina: Getty Images

Stefano Consiglio

Vietargli la lettura di Eva3000 gli segnò l’infanzia.