magari dopo

Una vita alla Sex and the City, senza sex e senza city

Il rapporto con i soldi e i risparmi quando si è giovani e di belle speranze (ma senza il becco di un quattrino)

Andrea Perticaroli

C’è solo una cosa che tedia tutti quanti noi, oltre a saper calcolare perfettamente quando lavarsi i capelli durante la settimana e buttare il giusto quantitativo di spaghetti per due persone anziché per tutto il Senato: i soldi. Quando parliamo di pecunia, il mondo si divide in due categorie: c’è chi ne ha tanti, quasi troppi, così tanti da poterli usare addirittura come salviettine per struccarsi o far scolare l’olio delle melanzane e poi c’è chi, come me, 100 euro interi non li vede dalla Cresima. Ognuno ha la propria venerazione, il proprio credo; mia nonna ha talmente tante foto di Padre Pio in camera che mi chiedo spesso se anche il Santo avesse le sue incorniciate sul comodino. Io sul comodino, invece, tengo una banconota da 50 euro: per andare a letto osservando teneramente la mia dolce metà.

Il mio rapporto con i soldi nel tempo è stato un percorso di avvicinamento, allontanamento e alla fine, comprensione. Sin da piccolo sono stato cresciuto a pane e "Studia che così da grande diventi direttore di banca"; poi in banca ci son andato e ho visto che legano le penne come se il ladro fossi io, ma questa un’altra questione. Sono stato, poi, svezzato seguendo l’insegnamento del risparmio. Quante docce mi son fatto tremando per il freddo e imitando un balletto latino-americano: perché mentre ci si insapona l’acqua la si deve chiudere. Quanti mignoli ho lasciato sugli spigoli dei mobili lungo il corridoio  per andare in bagno, perché tanto a cosa ti serve la luce per fare 10 metri? (Col senno di poi, magari, per arrivare a 30 anni ancora con entrambi i piedi). E nonostante questo per me i soldi son stati anche difficili da tenere in tasca e facilissimi da perdere: un po’ come quando alla fine del mese arriva la busta paga e subito dopo i saldi. E guarda caso, poi, anche lo stacco della corrente. 

Una volta cresciuto è arrivata una diversa consapevolezza legata al mondo del denaro, e con essa è giunto il momento di rimboccarsi le maniche e smettere di chiedere alla nonna un terzo della sua pensione come mancia: bisognava iniziare a lavorare. Dover ammettere a se stessi di non poter dirigere Vogue solo per aver visto sedici volte Il Diavolo veste Prada è stata una rivelazione estenuante tanto quanto disarmante. 

Dover ammettere a se stessi di non poter dirigere Vogue solo per aver visto sedici volte "Il Diavolo veste Prada" è stata una rivelazione estenuante tanto quanto disarmante

Ma se all’inizio ero scettico all’idea di dover lavorare tantissimo per guadagnarmi l’ammontare di denaro sufficiente a comprare 3 chili d’insalata, con il passare del tempo ho capito che avrei voluto essere preso in considerazione per qualunque lavoro: anche colui che accarezza e dice addio ai chicchi di grano prima di essere macinati. Perché per i soldi avrei fatto questo e altro. Molto altro. Tantissimo. Ed anche se esistono ancora colore che, invidiati, ripetono: "I soldi non fanno la felicità" una parte di me continua a pensare che potrebbe essere in realtà felicissima sulla veranda del proprio attico a Los Angeles mentre mi faccio portare un frullato alla fragola e rabarbaro. 

Ma al di là di questo, indubbiamente crescere significa soprattutto comprendere, ad un certo punto, che l’aspetto più interessante dei soldi è che con essi ci si costruisce un futuro: il baratto lo abbiamo lasciato da tempo, in fondo, (nonostante mi sarebbe piaciuto pagare l’università o le rate della macchina con del riso).

E maturare è anche ricordare che i soldi non devono essere lo scopo d’una vita intera ma appunto solo un importante mezzo. Anche se come disse Groucho Marx: «Nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!» E come il buon Groucho anche io, alla fine, nonostante il crescere, la maturità e le responsabilità, continuo comunque a sperare che un giorno non troppo remoto uno zio lontanissimo mi lasci in eredità il suo cane, un complesso di ville a Marrakech, un’intera regione dell’India e una lettera con scritto: «Smettila di sognare, son già le otto meno dieci: sei in ritardo per il lavoro, imbecille.»

Credit immagine di copertina: 150UP

Andrea Perticaroli

«Parto già sconfitto, ma almeno ho il soffritto».

 

 

 

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