Stop stereotypes

Bromance: la narrazione contemporanea dell’amicizia maschile tra cinema, tv e realtà

L'amicizia tra uomini senza condizionamenti (ma con molti richiami, dall'epica alla cultura pop)

Daniele Biaggi

Con il termine bromance s’identifica «uno stretto, emozionalmente intenso legame platonico tra due uomini» (Wikipedia). Molte fonti sostengono che il termine sia nato negli anni ’90 dalla penna di Dave Carnie all’interno della rivista specializzata di skateboard Big Brother, unendo i termini bro, - abbreviazione di brother - a romance, per identificare un legame molto intimo che si crea tra skater abituati a passare parecchie ore del giorno a stretto contatto.

Solo dai primi 2000 si è cominciato a parlare di questo fenomeno nella cultura popolare, nonostante tali sentimenti affondino le loro radici nella notte dei tempi.
L’amicizia tra uomini, va da sé, è uno dei legami su cui da sempre si fonda la società. Quello che è cambiato, mutuando le strutture sociali più o meno rigide del tempo in cui queste amicizie si sono consumate, è il differente grado di apertura verso atteggiamenti omoerotici.

La bromance è stata analizzata negli ultimi 20 anni sotto diversi punti di vista: storiografico, sociale, culturale, ma il fatto che sia diventato un tema di cui parlare è dovuto prevalentemente a un cambiamento nella percezione della società. Possiamo parlare di un’incrinatura (non certo una caduta) di un tabù che, soprattutto tra uomini, serpeggia ancora oggi, e che ha reso il tema degno di attenzione. Qualcosa su cui finalmente era giunto il momento di gettar luce senza retorica e imbarazzo.

Turk e J.D. interpretati da Donald Faison e Zach Braff, nella serie Scrubs

La prima questione da chiarire è cosa differenzi una bromance da una semplice amicizia: la risposta è la mancanza di pregiudizi che ne condizionano l’evolversi a un livello affettivo profondo (il sesso non c’entra davvero nulla). La possibilità, cioè, di vivere quel rapporto senza preconcetti che fisiologicamente sono sempre sorti nella società occidentale, portatrice di retaggi millenari legati a una cultura cristiana, patriarcale e bigotta. Solo negli ultimi anni questi modelli hanno allentato la loro influenza sulle nuove generazioni, indubbiamente più libere di vivere amicizie e amori non etichettabili. In una società che evolve verso una sessualità liquida e fluida, va sa sé che anche le amicizie tra individui dello stesso sesso siano vissute svincolate da preconcetti.

Un legame così descritto è paragonabile a relazioni sociali già vive nelle culture precristiane, come quella greca e romana. La letteratura e la mitologia ci hanno tramandato storie e racconti che altro non sono se non il riflesso di modelli sociali effettivamente esistenti e accettati: Achille e Patroclo, Eurialo e Niso, Ermes e Croco sono solo alcuni tra gli esempi più famosi. Una società maschilista, basata sulla prestanza fisica e il valore bellico – oltre alle virtù civili – coltivava al proprio interno relazioni di reciproco sostegno che, tanto più nella vita militare, erano indispensabili alla sopravvivenza. Un rapporto di fiducia, affidamento e sostegno dettati dalla condizione stessa dell’esistenza a cui tali individui erano destinati. 

La letteratura e la mitologia ci hanno tramandato storie e racconti che altro non sono se non il riflesso di modelli sociali effettivamente esistenti e accettati

Le palestre dell’antica Grecia – tanto per fare un altro esempio – furono luoghi d’incontro in cui gli uomini, accomunati da reciproci interessi, totalmente alienati dalla relazione con l’universo femminile, coltivavano il fisico abbandonandosi spesso ad atteggiamenti omoerotici che a un occhio allenato al pregiudizio come il nostro, sembrerebbero oggi frutto di pulsioni omosessuali.

E allora dove finisce la bromance platonica e inizia una relazione che di platonico non ha proprio nulla? Probabilmente nel punto in cui la società, quindi noi che la componiamo, è disposta a sospendere il giudizio e vivere i sentimenti scevri da paure e pregiudizi.

Ciò non significa che tutte le bromance nascondano una natura omoerotica o omosessuale, anzi, ma cosa sarebbe di molti modelli relazionali e affettivi odierni se potessero essere vissuti senza il bagaglio di millenarie paure e preconcetti di cui siamo vittime e allo stesso tempo portatori? La bromance può essere vista quindi come una narrazione attraverso cui oggi gli uomini raccontano loro stessi alla società, e con cui la società stessa (quando riesce) rende più accettabili rapporti fino a poco tempo fa ritenuti inspiegabili.

Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. Tanto più che riferimenti di questo genere si possono scoprire anche nella cultura buddhista e orientale. 

Sherlock Holmes e John Watson, interpretati da Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, nella serie Sherlock

Secondo Violetta Bellocchio, che a questo fenomeno ha dedicato alcuni anni fa un saggio dal titolo La dipendenza necessaria, la questione nella società contemporanea è ancora più sottile: «non si tratta di un rapporto gay non espresso, ma di un'amicizia caratterizzata da un forte scambio di confidenze, da un sincero confronto, dal condividere uno spazio sociale senza fare cose da uomini, come parlare o giocare a pallone». Non giustificherebbe cioè la propria ragion d’essere nella coltivazione di cliché, ma nel suo opposto, nel tentativo di superare i luoghi comuni che rappresentano nella vita di tutti i giorni una maschera sociale goffamente indossata da ciascuno. Si tratterebbe perciò di un rapporto privilegiato e onesto in cui si mostra la propria natura, senza finzione, da pari a pari

La più rappresentativa nella storia del cinema è la bromance tra Frodo e Sam nel Signore degli Anelli

I rimandi nella cultura di massa sono abbondanti. La più rappresentativa nella storia del cinema è la bromance tra Frodo e Sam nel Signore degli Anelli molti critici fanno notare come tutto il racconto fantasy-epico sia costellato di amicizie tra uomini annoverabili sotto questa etichetta: Merry e Pippin, Pippin e Gandalf, Legolas e Gimli, Legolas e Aragorn, Aragorn e Boromir, Aragorn e Gandalf. Tolkien, influenzato dall’epica classica, ha riproposto un modello che, come già detto, rappresenta un vero e proprio topos nella storia della letteratura.

Molti ricorderanno anche lo stretto legame tra Will e Chuck in Will Hunting (Matt Damon e Ben Affleck rappresentano un perfetto prototipo di bromance non solo sullo schermo, ma anche nella vita reale), così come quella tra Goose e Maverick in Top Gun, che risale addirittura agli anni ’80 e culmina con il sacrificio di Goose per salvare la vita all’amico.

Più recentemente sono le serie TV ad aver rappresentato egregiamente questo fenomeno: Sherlock Holmes e Watson in Sherlock sono spesso scambiati per una coppia, e gli stessi autori giocano con questo equivoco. Qui, più che altrove, la linea di confine tra amicizia e amore si assottiglia. Ma basti pensare anche a Howard e Raj di The Big Bang Theory, Turk e J.D. in Scrubs, o più recentemente alla bromance tra Dustin e Steve in Stranger Things, definita da molti come la più importante dei nostri tempi. 

Steve e Dustin, interpretati da Joe Keery e Gaten Matarazzo, nella serie Stranger Things

Tv e cinema sono specchio della società, e anche tra celebrities si scoprono strettissimi legami che più volte trascinano con sé allusioni su presunte storie omosessuali: oltre ai già citati Matt Damon e Ben Affleck, si è parlato molto del rapporto tra James Franco e Seth Rogen, su cui gli stessi protagonisti hanno scherzato attraverso divertenti video-parodie. Anche Cristiano Ronaldo e il campione di kickboxing marocchino Bedr Hari, oltre a Justin Bieber e alla sua guida spirituale Pastor Carl Renz, più volte catturati in effusioni di grande tenerezza, hanno fornito ai rotocalchi di tutto il mondo materiale per nutrire fantasie di lettrici e lettori.

E qui torniamo al punto di partenza, la differenza tra normalizzazione del fenomeno nella narrazione di cinema e TV, rispetto ai pregiudizi imperituri che, nonostante i progressi, sopravvivono nella vita di tutti i giorni. Almeno nel mondo fittizio, là dove tutto può essere raccontato svincolato da moralismi e giudizi, l’amicizia tra uomini è passata dall’essere un gioco tra personaggi, intesa come pausa comica all’interno di una trama convenzionale, a una formula che diventa possibilità per raccontare determinati rapporti. In questo, serie TV e cinema sono uno strumento pseudo-pedagogico, in attesa che tutta la società, non solo le nuove generazioni, si adeguino a un fenomeno sociale che per troppo tempo non è stato raccontato, e ancora di più, non è stato vissuto a pieno.  

Daniele Biaggi

Giornalista freelance e media content creator