I LOVE YOU

La mia relazione semiseria con un anglosassone

Come sopravvivere a una storia fatta di «Hi, beer, yes»

Mariarosaria Bruno

La regola numero uno è avere sempre tanta birra al fresco. Fino a qualche anno fa, se qualcuno mi avesse chiesto un pronostico sulla mia vita privata, non avrei mai creduto di dover rispondere un giorno «Sto frequentando un anglosassone che abita in Italia». Immaginate: l’esuberanza mediterranea che si confronta con l’imperturbabilità britannica e le freddure dell’English humour. Brrr.

Corso di linguistica applicata
Rompere il ghiaccio con gli insulti
Se di un idioma, come da copione, le prime espressioni che si apprendono sono le esclamazioni più colorite, è proprio da queste che ho imparato a riconoscere sin da subito le differenze abissali tra il mio e il suo mondo. Vaglielo a spiegare, a lui, che al massimo antepone l’aggettivo fucking per tinteggiare i sostantivi o si limita ad affermare wtf-what the fuck? per comunicare perplessità, che la doppia “z” è ormai un intercalare creativo dall’effetto onomatopeico. Ogni tua battuta sopra le righe gli suona «di cattivo gusto» (pronunciato alla Stanlio e Ollio). Per non parlare delle sfumature di insulto leggero, che proprio non afferra. I primi tempi, un bonario «che scemo», seppur pronunciato in maniera dolce, ha rappresentato l’oggetto di lunghe discussioni e lo spunto per momenti di altissime dissertazioni linguistiche a mia discolpa (da laurea in Scienze del linguaggio honoris causa). Poi, ho capito che tutto si risolve e si dissolve davanti a una birra ghiacciata: le tensioni scivolano in interminabili sorsi al doppio malto. 

Per buona pace di una bionda
Conoscere la legge del sacro glass
La prima volta che viene a casa tua, mentre sei in modalità relax sul divano e non aspetti altro che…, l’anglosassone, educatamente, ti chiede: «Hai una bira?» (che non è il femminile di “biro”, ma il suo incorreggibile modo di non-pronunciare le consonanti doppie, a cui ti devi rassegnare). Appena scatta il livello base di confidenza, non domanda più: varca la soglia, ti saluta e si fionda davanti al dispensatore di bira. Il trucco per far funzionare le cose sta nel conservare sempre una scorta di luppolo in frigo, of course. Col tempo, impari anche che espressioni quali «Usciamo?», «Sto facendo una pausa dal lavoro», «Ho sete» oppure «Sono con amici» si traducono concettualmente alla stessa maniera: bere birra. Incredibile quanto una Lager possa catalizzare l’attenzione del maschio anglosassone, a cui puoi pure confessare l’indicibile senza che si scomponga, davanti alla sua bionda. Una volta, durante una feroce litigata, ho minacciato di scagliare per terra il boccale personalizzato con inciso il suo nome, che gli avevo regalato da poco. Ricordo ancora il terrore nei suoi occhi che imploravano pietà, mentre mi dirigevo a passo spedito verso il sacro glass. Roba mai vista prima di allora.

Quando si ha il dono della sintesi
Interpretare creativamente i monosillabi

Diciamolo subito: noi italiane tendenzialmente siamo delle chiacchierone. L’anglosassone, però, più di ogni altro ti fa sentire un fiume di parole in piena. Alla mail di tre righe contenente un commento ragionato risponde con un semplificativo «Yes». Se l'argomento lo esalta particolarmente, come la proposta di andare a un beer fest (mi piace vincere facile), il massimo dell’entusiasmo è «Yeah». Ci sono, poi, monosillabi che assumono un significato diverso a seconda del contesto. È il caso di «Hi». Non so più se amare o odiare questa espressione che nulla crea e nulla distrugge, ma tutto trasforma in base alla situation. Ho messo a punto un vocabolario italiano-angloman, per la disperazione. Ecco un estratto:

Hi (in risposta a un messaggio su WhatsApp, dove si domanda qualcosa)
Traduzione: «Ne parliamo dopo, ora non posso rispondere»

Hi (pronunciato a letto con voce suadente, nel cuore della notte)
Traduzione: «Ho voglia di te»

Hi (testo unico di un sms che giunge all’improvviso, senza seguito)
Traduzione: «Sto pensando a te»

In alternativa, posso sempre avvalermi della facoltà di non comprendere. 

Tanti cari saluti da Calcutta
Non chiedere mai e ti sarà dato
Se non sopportate gli uomini invadenti o gelosi, il maschio anglosassone è quello che fa per voi. Il suo atteggiamento porta alle estreme conseguenze il concetto di autonomia e indipendenza. Sarà che la sua terra d’origine è circondata dall’acqua, ma la deriva isolazionista è sempre dietro l’angolo. Dopo anni di italianissimi dove-sei, che-fai, con-chi-sei, il disincantato anglo-mood mi è parso un ottimo rimedio preventivo per la salute della coppia. Questo non significa ignorarsi, ma semplicemente tralasciare inutili domande e ridondanze da routine. Così, dopo un po’, non mi sono più sorpresa di ricevere di punto in bianco sms come «Sono a Madrid, ti salutta Pablo» (nel dizionario grammaticale di angloman le doppie vengono aggiunte a caso). Ammetto che inizialmente queste sparizioni e riapparizioni col botto mi hanno spiazzato, poi ho capito che potevo usarle a mio vantaggio e ne ho apprezzato appieno il valore intrinseco, quello del “liberi tutti”. Posso pure assentarmi per due settimane, senza dover rendere conto di ogni singola mossa, dire «Domani vado a Calcutta», che lui impassibile risponde «Mandami qualche foto». Se proprio è incuriosito, chiede se è per lavoro o per piacere.

Sì, mi sento una ragazza fortunata (non potrei mai vivere senza birra).

Illustrazioni di 150UP

Mariarosaria Bruno

Giornalista, ama la birra, il turchese e il mare.