cambio pelle ma non te

La via del cuore attraverso i tarocchi e la psicopoesia: intervista a Marianne Costa

La tarologa di fama internzionele sarà uno dei punti di riferimento per le coppie del nuovo programma di Real Time, "Cambio pelle ma non te"

Filippo Losito

Cambio pelle ma non te, il nuovo programma targato Real Time e realizzato in collaborazione con la Scuola Holden, racconterà il complesso mondo delle relazioni e le storie di coppie alla ricerca di un modo per dare nuova linfa al proprio rapporto e risolvere i problemi. A guidarli in questo percorso troviamo la tarologa di fama internazionale Marianne Costa, che abbiamo intervistato per scoprire di più su di lei e sulla psicopoesia.

Filippo: Com'è stato vivere l'avventura di "Cambio pelle ma non te"? Come hai vissuto la possibilità di utilizzare i tarocchi sul piccolo schermo? 

Marianne:
Temevo due cose. Una era che il tarocco ha la reputazione di essere uno strumento per leggere il futuro. Io non faccio cartomanzia in quel senso, utilizzo i tarocchi secondo la bellissima formula di Jodorowsky, intendendoli come uno "specchio dell'anima". Non sapevo se sarei stata in grado di trasmettere quest’approccio. L'altro dubbio veniva dal fatto che non guardo molto la televisone. Temevo che gli incontri sarebbero risultati uno spettacolo superficiale, una finzione, mentre io lavoro nell'autenticità e nell’intimità. Ora posso dire che non è stato così! Quest’esperienza mi ha commosso per la sua purezza. La grande sorpresa è stata quella di rendermi conto che le persone venivano a una consulenza strutturata per la televisione con grande naturalezza, disposti ad aprirsi, a dare e ricevere. Ho capito che la tv, come tutti gli schermi in generale, ormai è diventata una parte organica della vita quotidiana.

Filippo: C'è sicuramente un pregiudizio sui tarocchi che li vede come strumento di divinazione, quindi di predizione del futuro. Tu li usi invece come una chiave per indagare la coppia e quindi il presente. Puoi parlarci della funzione degli arcani nella tua esperienza di tarologa?

Marianne: I tarocchi sono stati concepiti nel '400 come un gioco umile,  basato su una struttura e su simboli con l'ambizione di rappresentare il mondo intero: quello interiore e quello esteriore, il microcosmo e il macrocosmo. Tutte le possibilità per l'essere umano di camminare verso se stesso durante la propria esistenza. Possiamo considerare i tarocchi come una specie di alfabeto del destino e utilizzarli come un gioco sacro, dove le carte scelte a caso ci offrono un messaggio su noi stessi. 

Filippo: Per il consultante è importante trovare un'empatia con te. Per raggiungere questo livello di fiducia, a quali esperienze e tecniche ti rifai? Quali sono i maestri a cui ti ispiri?

Marianne: I miei primi maestri sono stati la poesia e la letteratura, idealizzando in maniera totalizzante il mestiere di scrivere. Poi ho scoperto la psicanalisi, il lavoro di coscienza corporale, la meditazione e, intorno ai trent'anni c'è stato l'incontro fortissimo con il genio artistico di Jodorowsky. Il mio cammino spirituale è cominciato per davvero quando ho conosciuto il maestro spirituale francese, ora scomparso, Arnaud Desjardins. Tra i suoi libri più importanti posso citare "La via del cuore". Il cuore umano è sempre limitato e ferito: viviamo nella paura piuttosto che nella generosità, chiediamo a oltranza, vogliamo essere amati, ci muoviamo misurando ciò che è più sicuro per noi. Allo stesso tempo, però, il cuore è uno strumento magnifico, perché ha la capacità di diventare il canale di un intenso amore transpersonale, che ci contiene e ci supera, senza egoismi, come Dio, come la Coscienza, come la Vita. Sono una principiante sul cammino, però nella pratica dei tarocchi provo ad aprire il cuore, non soltanto l'intelligenza o la potenza dell’aiuto. 

Filippo: Puoi raccontarci cosa sono gli atti psicopoetici e come riesci a concepirli?

Marianne
: Il nostro mondo mentale, la nostra memoria emozionale, le nostre credenze, l'immagine che abbiamo di noi stessi sono in realtà delle finzioni. Le neuroscienze hanno provato che la memoria è una costruzione: il ricordo che abbiamo di un film, per esempio, è assimilabile al ricordo di un'esperienza personale. Tutte le grandi tradizioni hanno utilizzato leggende, poemi, miti e racconti per ispirare e sostenere la crescita dell'essere umano. Per cambiare la nostra visione di noi stessi e del mondo è possibile creare atti poetici, avventure iniziatiche o recitare metafore che permettono di integrare una memoria alternativa, e quindi un altro concetto di noi stessi. È un punto di appoggio per smitizzare gli incubi persistenti, che alimentano i nostri pensieri negativi che gestiscono parte della nostra vita. La psicopoesia è una risultante di tre approcci: l'apertura del cuore e il rispetto della persona (spiritualità), chiarezza psicologica sui processi emozionali (psicologia), proposta creativa (arte, storytelling). È un'alchimia delicata.

Il cuore è uno strumento magnifico, perché ha la capacità di diventare il canale di un intenso amore transpersonale, che ci contiene e ci supera, senza egoismi

Quali attinenze ha la disciplina che pratichi con la psicoanalisi? Perché la follia è importante per scardinare vecchi paradigmi e abitudini comportamentali?
Quando ho cominciato a ricevere le persone in consulenza per la lettura dei tarocchi, diciott’anni fa, ero in terapia psicanalitica. Alla mia psicanalista, una freudiana molto classica, ho spiegato le cose così: "Con lei sto lavorando sulla capacità che ha l'inconscio di incontrare un linguaggio per farsi capire dalla parte razionale. Con i tarocchi e gli atti poetici, invece, insegniamo alla parte razionale a parlare sempre di più il linguaggio dell'inconscio". Sono riuscita a convincerla!  Non la definirei pertanto “follia”, piuttosto “fantasia”. Credo profondamente che tutte le tecniche, tutte le forme di terapia, tutte le iniziative abbiano il loro proprio tesoro. Non pretendo di praticare una disciplina superiore o più interessante delle altre. Ma è questa quella nella quale mi trovo maggiormente a mio agio e nella quale penso di poter esprimere al meglio le mie risorse.

Filippo: Spesso ti rivolgi alle figure dei tarocchi come a degli alleati. In che modo gli arcani possono esserci d'aiuto?

Marianne: Inizialmente i trionfi dei tarocchi sono delle allegorie, che provengono perlopiù dal mondo cristiano rinascimentale. Sono quindi delle figure che appartengono alla storia, all'umanità come i luoghi sacri (le cattedrali, i templi, i fiumi, le montagne, etc.), come i grandi eroi della mitologia. La parola "archetipo", secondo l’accezione di Jung, indica un modello antico, nato prima di noi, che ci precede e ci sopravvivrà. Per questo non possiamo ridurlo al nostro piccolo "io". Nel mondo sciamanico ci si rivolge agli archetipi come a degli antenati, per esempio la luna viene chiamata "Nonna Luna". Questa nozione di modello antico, che ci vuole bene e ci offre una prospettiva più vasta e amorevole, è uno spazio di sicurezza, di rilassamento, che permette al Sé di accedere alla propria saggezza, come un bambino o una bambina possono imparare e svilupparsi sotto lo sguardo benevolente del nonno o della nonna. È uno spazio unico e prezioso.

Filippo: Qual è l'arcano che preferisci, la carta per cui hai una maggiore simpatia?

Marianne
: Come una madre che ama con un unico cuore tutti i propri figli, così io amo tutto il tarocco senza preferenze. Però, se mi chiedi di scegliere una carta a conclusione dell’intervista, scelgo l'Asso di Coppe: il potenziale di amore vero che esiste in ogni cuore umano.

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