VOLTI

Clelia D'Onofrio

Una dolcissima lady di ferro

Bake Off Italia

Tutti la conoscono come la Signora de Il Cucchiaio d’Argento. In moltissimi ne apprezzano il rigore e la dolcezza come giudice di Bake Off Italia.

A lei piace innanzitutto ricordare la magnifica esperienza di giornalista vissuta per anni a Quattroruote, il più famoso mensile italiano ed europeo dedicato al mondo dell’auto.

Marchigiana di origine e cresciuta in una famiglia di gourmet, era scritto che avrebbe intrapreso anche la strada della cucina, sebbene questa sia stata solo una delle tappe di una carriera eclettica e del tutto fuori dal comune.

Clelia inizia a lavorare a Milano all’Editoriale Domus nella redazione di Quattrosoldi e poi in quella di Quattroruote, dove diventa nel tempo caporedattrice ed editorialista. Un sodalizio pluridecennale, un’esperienza che le ha permesso di assecondare la sua grande passione per il giornalismo, di osservare il mondo nella sua evoluzione global, di scoprire il sapore di cibi sconosciuti.

Naturale quindi, sempre nell’ambito della stessa casa editrice, il suo passaggio nel settore   gastronomico come collaboratrice di Tuttoturismo e Meridiani e come direttore della sua amatissima rivista Meridiani – Viaggi del gusto. Quanto a Il Cucchiaio d’Argento, il best seller tradotto in 12 lingue venduto in tutto il mondo, suoi sono i progetti editoriali e i testi delle edizioni 1997 e 2011.

«Rispetto i gusti e le scelte di tutti. Ma perché criminalizzare alcuni ingredienti? Per esempio, il burro e lo zucchero.... Tutto sta nella misura in cui si consumano»

Oggi, da libera professionista, Clelia collabora con una serie di short stories gastronomiche al sito milanese Mangiarebene.com e, per le edizioni PIME, è autrice de Il Cucchiaio dei Popoli

Su Real Time ricopre sin dal 2013 l’impegnativo ruolo di giudice in Bake Off Italia, dove si distingue per la competenza e la dolce fermezza con cui invita gli aspiranti pasticceri a dare sempre il massimo.

La domanda da non farle mai:
«Ma non ti sei ancora stancata di lavorare così tanto?»